La battaglia contro i Germani guidati da Ariovisto si svolge nel 58 a.C. E’ l’ultima grande battaglia del primo anno della “Campagna di Gallia”. Cesare, su richiesta delle Tribù Galliche, interviene con sei legioni (VII, VIII, IX, X, XI, XII) per fermare l’invasione della Gallia da parte dei Germani.

…Non appena Ariovisto fu informato della presenza dei romani, mandò un ambasciatore per chiedere un colloquio chiarificatore. L’incontro ebbe luogo in una piana poco più avanti, Cesare ed Ariovisto erano scortati da molti cavalieri, e ognuno espose le sue ragioni. Ariovisto disse che non capiva cosa ci facesse un esercito romano in quei territori dove invece lui era stato chiamato. Poiché aveva vinto, aveva il diritto di fare quello che voleva e nessuno aveva il diritto di pretendere un suo ritiro. Cesare rispose che lui era lì per difendere gli Edui, loro alleati, e anche Roma poteva vantare dei diritti su quei territori, perché nel passato quegli stessi popoli erano stati sconfitti da Quinto Fabio Massimo. Roma li aveva poi lasciati sovrani, ma non intendeva permettere l’invasione di altri. Ognuno rimaneva della sua opinione, poi una parte dell’esercito dei germani fece una sortita e cominciò a lanciare frecce verso i romani. Cesare, allora, si ritirò immediatamente, ma non contrattaccò. Passarono così alcuni giorni, i romani mantenevano sempre la loro formazione classica, ma Ariovisto non attaccava…

La formazione classica di Cesare era su tre file (si suppone un 4-3-3: quattro blocchi di coorti come prima fila, altre tre dietro in seconda fila, ma posizionate in corrispondenza degli spazi tra le coorti davanti, come in una scacchiera. I tre blocchi dietro erano invece di scorta). I Germani erano invece disposti in linea, divisi per tribù.

La disposizione tattica dei romani a scacchiera è particolarmente efficace contro eserciti disposti a Falange. Quando avviene lo scontro, in corrispondenza dei “buchi” gli avversari non possono far niente e l’inferiorità numerica viene così annullata. D’altra parte se i nemici “entrano” nel buco, possono essere facilmente accerchiati dalle linee interne, senza considerare che “rompere” la falange, che ha nella compattezza la sua forza, sarebbe disastroso.

…Cesare non capiva perché Ariovisto non attaccasse, poi fu informato che i germani ritenevano il momento funesto alla guerra e che dovevano aspettare la luna nuova. Decise allora di sfruttare questa debolezza psicologica attaccando lui i germani. Il giorno seguente fece avvicinare l’esercito a meno di seicento passi dal campo nemico, sfidandoli apertamente alla battaglia. I germani si chiusero in un grande circolo con tutti i loro carri e fecero uscire tutte le loro tribù per la battaglia…

…Questa volta erano presenti anche la XI e XII Legio. Dopo essere state di “scorta” nelle precedenti battaglie, Cesare decise di utilizzarle al pari delle altre. I Tribuni delle due Legioni, visibilmente emozionati, prima della battaglia fecero il giro di tutte le coorti incitando e confortando tutti i legionari, poi si posero in prima fila. I legionari, così caricati e vogliosi di combattere, si lasciarono prendere dalla frenesia e si lanciarono con grande forza contro la prima linea nemica travolgendola. Cesare e tutti i comandanti delle altre legioni rimasero per un po’ a guardare cosa succedeva. L’impatto con le prime linee fu durissimo, ma, grazie all’euforia e all’organizzazione, i romani cominciarono a penetrare le file nemiche distruggendo scudi ed armi. Tra gli Svevi, ma anche tra le altre tribù, cominciò a diffondersi la paura di perdere, i romani e le loro armi sembravano invincibili e quando si accorsero di questa disparità, si chiusero in una falange compatta coprendosi completamente con gli scudi. Vedendo questa disposizione così difensiva, nei romani aumentò ancor di più la foga e la voglia di vincere. Tutti si sentivano invincibili e, addirittura, molti legionari seguendo l’esempio di alcuni di loro, si arrampicarono sul blocco di scudi per scardinarli con le mani e poi colpire dall’alto. Vedendo vana anche quest’ultima difesa, gli Svevi si sfaldarono e cominciarono tutti a scappare verso il Rhenum. Gli altri popoli dei Germani assistevano allibiti a quanto stava succedendo, si fermarono e cominciarono a retrocedere impauriti. I romani, però, li travolsero di slancio, massacrandoli e distruggendo tutto e tutti…

La forza delle legioni era la loro coesione, ogni legionario era circondato dai suoi compagni e questo fatto dava sicurezza. Si aiutavano e si difendevano vicendevolmente. Di fatto l’esercito era diviso in tanti piccoli gruppi di legionari (contubernium) che si conoscevano e si intendevano tra loro con solo un sguardo. Quando uno di loro era in difficoltà il gruppo ruotava sostituendo i più stanchi con quelli che a turno rimanevano in seconda fila. I Germani erano molto più disorganizzati, in molti casi non sapevano nemmeno contro chi combattere perché i colpi arrivavano da tutte le parti. Ogni gruppo, così compatto ed efficiente, si muoveva avanti e indietro come una formidabile macchina da guerra. Da dietro i Centurioni e gli ufficiali controllavano l’andamento dello scontro e con ordini dati a voce, con fischietti o con le trombe, segnalavano ai combattenti eventuali modifiche alla tattica.

…Tutto l’esercito si comportava così e dopo pochi minuti, tutti ebbero chiaro l’epilogo della battaglia. La disfatta fu completa, Ariovisto cercò di scappare, Cesare, che lo teneva d’occhio, diede ordine ad una trentina di cavalieri di inseguirlo e catturarlo. La fuga di Ariovisto fu talmente frenetica che non riuscì a salvare la propria famiglia che era al suo seguito in un carro: inseguito dai cavalieri romani il carro si ribaltò lungo la discesa verso il Rhenum e le due mogli e una delle figlie rimasero uccise, l’altra figlia fu invece catturata e portata a Cesare. Malgrado gli sforzi, però, Ariovisto riuscì a fuggire attraversando il fiume con una barca trovata per caso e a rifugiarsi nelle proprie terre…

Bibliografia:
“Aulo il romano” di Giuseppe Rudilosso, edizioni C&M.
“De Bello Gallico” di Giulio Cesare

a cura di Giuseppe Rudilosso